In qualche maniera, e senza conoscerne davvero il motivo, l'Argentina mi ha sempre comunicato un senso di appartenenza. Ho sempre sentito che avrei dovuto andarci, come per poter respirare l'aria di casa dopo tanto tempo trascorso lontano.
Vivere lì per due mesi mi ha fatto apprezzare un paese enorme, così vasto che è impossibile pensare di visitarlo in un viaggio solo, così esteso che quando vuoi passare da un punto ad un altro sulla cartina devi mettere in preventivo almeno 6-7 ore di viaggio. Un paese estremamente variopinto, che mette in vetrina un catalogo di paesaggi mozzafiato da far paura, passando dall'incessante viavai di persone delle sue metropoli al silenzio dei boschi e delle montagne nel tempo di una notte, un viaggio in autobus e il gioco è fatto.
Lì ho scoperto la straordinaria religiosità della gente argentina, il suo patriottismo, la forte voglia di comunicare attraverso i muri delle città con murales e slogan a sfondo politico. Ho scoperto una Nazione di neonati, a migliaia in braccio alla mamma in giro per le strade. Ma anche bambini più grandi che giocano a pallone nei parchi, o adolescenti che fumano sulla strada di casa dopo una giornata a scuola. Ho riscoperto il fascino un po' vintage delle automobili Fiat di produzione negli anni '80 in Italia, macchina come la Fiat Uno, la Tipo o la Ritmo, ormai scomparse dalle nostre strade e che qui, invece, danno ancora il meglio di sé. Ho goduto delle pause pranzo nei mercati cittadini, veri e propri specchi della vita quotidiana delle città, ripieni di personaggi caratteristici e negozi “vecchio stile”, cose che da noi sono sempre più rare a vedersi.
L'Argentina mi ha rapito con la sua cucina semplice ma ricca di gusto, le sue birre in bottiglie da un litro, il tango e Gardel, e poi il folklore, i mercatini dell'artigianato e la colazione a qualsiasi ora del giorno, il “dulce de leche” e le medialuna, le divise degli scolari e l'immensità delle sue regioni; le rocce del Nord, i boschi che si arrampicano ai fianchi delle strade, le strade sterrate dei paesi alle falde delle Ande, i cani che dormono ovunque, i pappagalli che volano nel cielo.
Sapere che ho dovuto rinunciare al Sud, la Patagonia e la Tierra del Fuego, mi rattrista ma al tempo stesso mi rincuora, perché sono certo che, prima o poi, tornerò a camminare in questa terra così magnetica e accogliente.
Impossibile riassumere questo paese straordinario in poche fotografie, posto solo quattro scatti che rappresentano, secondo me, una parte importante dell'anima di questo stato meraviglioso.
Jasper
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