
La sensazione che ho provato mentre lasciavamo Buenos Aires alla volta di Mendoza, è stata molto intensa, romantica la potrei definire. Tre settimane sono sufficienti per innamorarsi di questa città, dei suoi ritmi lenti nonostante la frenesia del traffico, dei suoi luoghi silenziosi nel bel mezzo di strade a quattro o sei corsie, dei suoi quartieri popolari e storici contrapposti ai ricchi grattacieli e le zone commerciali. In tre settimane cominci a sentirti a casa, a conoscere le strade, a scegliere i bar e le trattorie in base a quanti “portenos” ci sono seduti dentro, ad evitare i turisti. Ho provato svariate volte a capire perché gli italiani amano così tanto l'Argentina, e soprattutto questa città, e credo di poter affermare che una risposta valida possa essere che ricorda molto l'Italia di qualche decennio fa, forse degli anni Settanta-Ottanta. Anche se negli anni '70 non c'ero, in alcuni quartieri mi è capitato spesso, in questi giorni, di respirare la stessa aria che respiravo da bambino a casa mia, di trovare le stesse espressioni nei visi delle persone, l'aspetto dei negozi e dei negozianti, le brutte abitudini degli automobilisti, le partite a pallone nei parchetti, le vecchine sedute sui gradini di casa ad osservare la gente che passa. Buenos Aires, in conclusione, è una città molto accogliente e sentimentale, indaffarata e con tanta voglia di crescere ancora. Lasciandola ho pensato che sarebbe molto bello viverci, sentirsi a casa proprio perché sei a casa.
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